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piazza Roma: piazza o parcheggio?

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L’eliminazione dei parcheggi blu in piazza Roma e la totale sostituzione con quelli gialli destinati ai residenti non piace a nessuno. Che qualcosa non vada lo testimonia il fatto che non solo i commercianti critichino la nuova ZTL, ma che susciti perplessità anche in chi è super favorevole all’estensione delle zone a traffico limitato in città.

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Rientro in questa categoria, penso che le piazze più suggestive della città debbano essere pedonalizzate e non solo soggette a restrizioni di traffico ed è proprio per questo motivo che a me la soluzione adottata per Piazza Roma non convince.

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La piazza seppure non affacciata sul lago e fuori dalle mura è uno spazio di grande pregio, con importanti edifici che vi si affacciano, da dove si colgono scorci suggestivi del Duomo e con bellissimi tigli che le danno carattere: sostituire le strisce blu con quelle gialle è stato un cambiamento significativo per la riappropriazione della piazza da parte dei cittadini e dei turisti? No, anzi il reticolo di colore giallo che disegna lo spazio è estremamente fastidioso quando i posti sono liberi dalle macchine: si impone in modo sproporzionato sugli altri elementi della piazza e la svilisce.

Per non parlare delle smisurate strisce zebrate che fiancheggiano la via che porta in piazza Verdi e che chiudono il lato della piazza sul confine con il Palace: ma a cosa servono? E qual’è stato il criterio a monte della scelta di tappezzare la piazza con assurde strisce che la rendono simile ad un parcheggio aeroportuale o a quello di un centro commerciale periferico?

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La piazza meriterebbe un intervento di ridisegno serio, che comprenda una nuova e adeguata pavimentazione, delle sedute per i passanti che decidono di fermarsi sotto agli alberi, delle rastrelliere per le biciclette, cestini in abbondanza e per carità niente pezzi ordinati a casaccio su improbabili cataloghi che spacciano orribili oggetti di arredo urbano per design contemporaneo! Una bella piazza stimolerebbe gli esercenti del settore ad aprire bar e ristoranti e i loro tavolini all’aperto renderebbero il luogo vivace e frequentato, come è accaduto per la piazza della funicolare liberata dalle macchine e restituita a passanti, residenti e turisti.

In quel caso si è dimostrato coraggio e lungimiranza e il risultato positivo è stato così evidente che le critiche si sono sciolte al sole di quest’estate. Nel caso di piazza Roma invece si è sprecata una buona occasione e la nuova piazza appare oggi così mal congegnata da aver purtroppo alimentato critiche condivisibili anche fuori dalla cerchia delle prevedibili categorie di detrattori e da aver lasciato spazio a iniziative come quella del consigliere Rapinese che propone un referendum per l’abolizione totale della ZTL.

L’amministrazione e l’assessore Gerosa devono scegliere: piazza Roma deve rimanere un parcheggio (poco importa se blu o giallo) o si vuole che almeno in parte diventi una piazza nel vero senso della parola?

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Como razionalista patrimonio dell’Unesco? No grazie, meglio la ipsilon rovesciata!

foto Paolo Rosselli

foto Paolo Rosselli

Il patrimonio costituito dalle architetture razionaliste di Giuseppe Terragni, Cesare Cattaneo e Gianni Mantero, solo per citare gli architetti maggiori, a cui vanno ad aggiungersi le opere degli artisti astrattisti, rende Como una città unica per quanto riguarda l’architettura moderna, e l’importanza delle sue architetture è tale da avere già da tempo suscitato l’interesse internazionale di studiosi, studenti e turisti, seppure nulla di sistematico sia stato ancora organizzato per valorizzare e promuovere questa eccellenza.

Sono state molte anche nel recente passato le iniziative legate al tema del razionalismo e dell’astrattismo, ma purtroppo spesso si sono rivelate scollegate tra loro e, senza l’obiettivo di arrivare ad una valorizzazione permanente di questo patrimonio, anche le mostre, i convegni e le conferenze migliori non riescono ad incidere in modo significativo sulla promozione dei beni artistico-architettonici dell’ultimo periodo d’oro vissuto da Como.

L’iniziativa del consigliere Mario Molteni, che ha lanciato la proposta di candidatura di Como patria del Razionalismo architettonico tra i patrimoni culturali dell’umanità tutelati dall’Unesco, va invece secondo noi nella direzione giusta. Non la pensa così Fiammetta Lang, presidente della sezione comasca di Italia Nostra, che ritiene riduttiva la scelta di candidare Como rispetto all’intero Lario, anche se per motivare la sua proposta è costretta ad aggrapparsi a considerazioni francamente ridicole: “il Lario è l’unico al mondo a forma di ipsilon rovesciata”!

L’Italia è piena di siti paesaggistici degni di essere tutelati dall’Unesco, il Lario è meraviglioso, come sono meravigliosi il Garda e il lago Maggiore, come sono meravigliosi moltissimi siti veneti, lombardi, toscani, emiliani, laziali, umbri, campani, calabresi, pugliesi, siciliani……
La concorrenza con i mille luoghi italiani, ricchi di bellezze storico-artistiche e paesaggistiche, è agguerritissima e che il Lario vinca questa battaglia (ma perchè, è in corso questa battaglia?) appare difficile, nonostante la notevole forma ad ipsilon rovesciata.

foto Luciana Gilardoni

foto Luciana Gilardoni

La proposta di candidatura di Como patria del Razionalismo architettonico, molto più mirata, ha maggiori chance di farcela. Per quanto riguarda l’architettura moderna Como ha infatti delle carte in mano davvero speciali e uniche: la fama internazionale di alcuni protagonisti, la presenza di opere emblematiche del Razionalismo (basta sfogliare un qualsiasi manuale di storia dell’arte dei licei per trovarle), l’elevato numero di architetture presenti sul territorio, l’intreccio con il movimento artistico Astrattista e, a monte del Razionalismo, l’essere la città dell’unico architetto futurista, il visionario Antonio Sant’Elia.

Questa proposta ha davanti una strada in salita e per questo meriterebbe di essere sostenuta e condivisa con generosità da tutta la città: è un progetto super partes i cui benefici ricadrebbero non solo su Como, ma sull’intero territorio. Non è un obiettivo che valga la scelta di costruire insieme e, almeno per una volta, di non attaccare tutto ciò che non proviene dalla propria parrocchietta?

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Carlo Lizzani: una tragedia è una tragedia

Oggi faccio un’eccezione e non parlo di Como.

Carlo Lizzani  (Foto Alinari)

Carlo Lizzani (Foto Alinari)

Carlo Lizzani si butta dal terzo piano della sua abitazione e il figlio, leggo sul Corriere, dichiara alla stampa “in un paese civile mio padre avrebbe potuto scegliere come andarsene”.
La notizia mi sembra questa, e avrebbe meritato una pagina intera delle due dedicate al suicidio del regista.
Tuo padre si ammazza e la colpa è dell’Italia che non prevede l’eutanasia? Tuo padre si butta dalla finestra e sei seccato per il tipo di uscita di scena così splatter e il problema è che avresti preferito un’asettica iniezione?
Ma perchè chi sceglie di andarsene dovrebbe farlo alla chetichella, senza disturbare, con modalità che sono parodie di interventi medico-assistenziali, studiate per scioccare il meno possibile chi resta e per dare l’impressione a chi decide di suicidarsi che la cosa è del tutto normale?
Ammazzarsi è un gesto disperato e misterioso, è una resa che lascia in carico a chi resta il peso che non si è più voluto portare, è una tragedia che non ha fine per i parenti che continueranno a vivere, è una ferita mai più rimarginabile, è “la colpa dei padri che ricade sui figli” che nulla avevano fatto per meritarla.
Il suicidio è una tragedia, per l’inconciliabilità delle ragioni di chi se ne va e di chi resta, è un grumo irrisolto lasciatoci in eredità e con il quale siamo tutti chiamati a confrontarci. E la tragedia bisogna avere il coraggio di metterla in scena cruenta com’è, e avere altrettanto coraggio per affrontarla per quello che è: una prova tremenda per la mente, i sentimenti e lo stomaco. Pensare con una legge di annullare, mitigare, contenere la terribile carica distruttice generata da ogni suicidio è insensato e voler trasformare il gesto potente in una insulsa commediola sentimentale è da codardi.
I risultati di un simile pensiero non possono che produrre distorsioni della realtà,quali sono le esemplari parole da comizietto elettorale pronunciate dal figlio di Lizzani.

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San Francesco 27 settembre ore 16/20: Workshop Como waterfront e Carlo Pozzoni

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Workshop internazionale di progettazione architettonica, Como waterfront, between city and lake landscape: con che occhi avranno visto Como e l’area di progetto (il fronte lago fino all’hangar) professori e studenti americani, polacchi, israeliani, portoghesi, tedeschi oltre che italiani?

Venerdì 27 settembre dalle ore 16 alle ore 20 potremo scoprire l’angolo di vista su cui hanno fondato i rispettivi progetti e potremo parlarne con gli autori. A San Francesco, infatti, verranno presentati ufficialmente i progetti dei sei gruppi di lavoro, che rimarranno esposti perchè delle idee proposte si possa continuare a ragionare e discutere.

Alla presentazione degli elaborati degli studenti si accompagnerà la proiezione delle fotografie di Carlo Pozzoni riferite alla sua personale ricerca sul tema del Razionalismo.

L’evento, che conclude il workshop prima iniziativa di MAARC (Museo virtuale Astrattismo e Architettura Razionalista di Como), è aperto al pubblico ed è inserito nell’articolato programma di “MEET me TONIGHT @ Como”, la notte dei ricercatori.

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MAARC: 24 settembre ore 19.00 davanti alla Casa del Fascio

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Gianni Biondillo stasera ore 19.00 davanti all’ex Casa del fascio, testimonial di MAARC:

“Como deve impegnarsi di più nella valorizzazione dei tesori razionalisti. Non si è ancora resa conto del patrimonio architettonico che la rende unica. Il ‘900 razionalista è stato un’esperienza indimenticabile, che il mondo ci invidia.
La vostra città ho l’onore e l’onere di avere un patrimonio simile, ma occorre muoversi compatti”

Vi aspettiamo!

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Alberto Marangoni: arte cinetica in Pinacoteca

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Sabato alle ore 17.00 presso la Pinacoteca Civica di Como si inaugura la mostra MOVIMENTI DI LUCE, dedicata alla ricerca del Gruppo MID
(Antonio Barrese, Alfonso Grassi, Gianfranco Laminarca, Alberto Marangoni ), fra i protagonisti all’interno della tendenza dell’arte cinetica e programmata degli anni sessanta, definita “L’ultima avanguardia” e negli ultimi tempi tornata nuovamente ad essere oggetto di particolare attenzione da parte dei critici.
Alberto Marangoni presenta la riedizione dei risultati di quelle lontane ricerche, con nuove opere inedite realizzate con criteri e tecnologie attuali.

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Al MID è riconosciuto il ruolo di essere stato alle origini della multimedialità e di aver anticipato i canoni dell’arte interattiva. Dal punto di vista storiografico, invece, gli si riconosce la centralità, del tutto innovativa, della continuità Ricerca-Progetto-Arte, che è presente in tutte le sue opere.
L’elemento focale della ricerca era costituito dalla luce artificiale. Agendo e variando le frequenze luminose, sia nell’impiego di lampade a luce ‘fredda’ (neon, vapori di mercurio, vapori di sodio) sia intervenendo sulle frequenze (stroboscopia) si riusciva a perseguire il principio fondamentale sul quale si basava la ricerca artistica: l’interattività, cioè la possibilità che il fruitore diventasse, attraverso il proprio intervento, parte integrante ed attiva dell’opera stessa, modificandone la forma, la composizione e i valori cromatici.

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La mostra si articola in diverse sezioni che documentano le origini del Gruppo MID Ricerche Visive attivo a Milano dal 1964 al 1972, fino alle opere realizzate recentemente utilizzando la tecnologia dell’illuminazione a Led.

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primo workshop internazionale di progettazione targatoMAARC

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MAARC, Museo virtuale Astrattismo e Architettura Razionalista di Como, che stiamo realizzando ha tra i suoi scopi quello di diventare un motore di iniziative molto varie tra loro, alcune strettamente disciplinari e altre indirizzate a un pubblico più eterogeneo. Siamo convinti che celebrare opere, artisti e architetti non sia sufficiente se il loro insegnamento (che non necessariamente ha a che vedere con lo ‘stile’) non si traduce in operatività, in un ‘fare’ legato alla contemporaneità.

Per questo motivo MAARC prende vita a partire da lunedì 16 settembre, prima ancora che il sito sia attivo, con il primo dei workshop internazionali di progettazione che si terranno a cadenza annuale in città. Ado Franchini, architetto e docente al Politecnico di Milano (e presidente della nostra associazione), dopo aver organizzato per vent’anni workshop in tutto il mondo, da quest’anno metterà la sua esperienza al servizio di MAARC e soprattutto della città, proponendo agli studenti di confrontarsi di volta in volta su temi urbani particolarmente rilevanti.

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Quest’anno non poteva essere che il fronte lago, non solo lungolago e paratie, ma un’attenzione particolare rivolta all’area che dai giardini arriva fino all’hangar: un’area di grande pregio dove, una dopo l’altra, si susseguono le più belle architetture razionaliste della città.

Il workshop, che avrà sede nell’ex chiesa di san Francesco, inizierà la mattina di lunedì 16 settembre alle ore 10.30 con la presentazione ufficiale e i lavori degli studenti proseguiranno a porte aperte fino al 27 settembre, quando verranno presentati pubblicamente i lavori conclusivi.

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Casa del Fascio e ULI: il museo è un’isola razionalista

foto Viviana Lipari

foto Viviana Lipari

La Casa del Fascio non basta, se museo deve esserci, non possiamo pensare che nasca senza comprendere l’ex ULI.

Nel mese di luglio sui quotidiani locali si è dibattuto di un argomento che ciclicamente torna e ritorna a galla: non sarebbe ora che la Guardia di Finanza lasciasse libera la Casa del Fascio e che questa diventasse un museo?

Grosso modo sono tutti d’accordo, compresi gli attuali inquilini che non si oppongono, a patto naturalmente che venga loro riservata una sede adatta. Nessuno ha però sottolineato che l’ipotetico e da lungo tempo sognato Museo razionalista (o centro studi, polo culturale, museo d’arte contemporanea: il dibattito sul punto è aperto a diverse ipotesi)non può limitarsi all’edificio di Giuseppe Terragni, ma dovrebbe comprendere anche quello dove ora ha sede l’ASL (in via di dismissione), l’ex ULI progettato da Cattaneo, Lingeri,Magnaghi, Origoni e Terzaghi.

plastico dell'Isola del razionalismo (P. Brambilla, R.Conti, C. Tagliabue)

plastico dell’Isola del razionalismo (P. Brambilla, R.Conti, C. Tagliabue)

L’idea è nata qualche anno fa dallo studio filologico condotto dagli architetti Paolo Brambilla, Renato Conti e Corrado Tagliabue grazie al sostegno dell’Associazione Margherita Ripamonti. Uno studio nato “dall’amore per l’architettura razionalista. L’Unione Lavoratori dell’Industria ne è uno straordinario esempio, pur essendo poco conosciuto anche a Como“, per usare le parole degli autori, che in seguito hanno proposto un intervento nell’edificio inserendo cellule trasparenti, staccate dalla struttura, destinate a spazi espositivi per l’artee l’architettura, a luoghi di ricerca, di incontro e di ristoro.

Il senso del progetto risiede nella complementarietà dei due edifici: la Casa del Fascio rimarrebbe il museo di se stesso mentre l’ULI, nata come ‘macchina’ del lavoro, verrebbe trasformata in contemporanea macchina museale.

Questa idea progettuale è senz’altro più forte di quella di cui si è discusso nei mesi scorsi, forse improponibile al momento per le forze della città, ma che almeno i sogni e le ambizioni siano essere all’altezza di chi ci ha preceduto.

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piazza Verdi: architettura versus “giardinetti”

Piazza Verdi verso la montagna di Brunate

Piazza Verdi verso la montagna di Brunate

La foto non è un granchè, ma quello che si nota è che c’è un po’ troppo “verde” a sinistra!
Sono sbagliati i nuovi giardinetti (peraltro sempre malconci e con quel ghiaietto rosato modaiolo che sembra la lettiera del gatto). Sono sbagliate le piante che venendo dal Broletto interrompono la vista sulla Casa del Fascio. Alla piazza effettivamente manca qualcosa: un altro po’ di architettura, che completi la quinta stradale e faccia da zoccolo di pietra al verde della montagna.

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piazza Verdi: abbasso gli “ornamenti verdi”!

Piero Portaluppi, Società Filatura Cascami Seta, Milano 1924

Piero Portaluppi, Società Filatura Cascami Seta, Milano 1924


Giovannella Bianchi (architetto):
Sono pienamente d’accordo! E lo stesso principio si applica anche alle case. Abito in un edificio degli anni 30 di buona qualità. Dopo venticinque anni ancora m’incanto, aspettando l’ascensore, a guardare le geometrie del soffitto proiettate a terra nel disegno delle formelle di marmo del pavimento, la cura e l’ originalità con cui sono accostate fra loro salendo le lastre di calacatta a rivestimento delle scale e ……potrei andare avanti. Non basta questo? No. Qua e là spuntano (insieme ad un campionario di portaombrelli) piante in improbabili vasi di plastica sui pianerottoli e nell’atrio, …per non parlare del periodo natalizio! Perchè? Che bisogno c’è? Perchè non ci fidiamo dell’architettura? Perchè sentiamo il bisogno di “aggiungere degli ornamenti verdi” per abbellirla?
A me si stringe il cuore e spero che i giovani che si occupano di “l’architettura del paesaggio”, divenuta negli ultimi anni materia di studio approfondito ed interdisciplinare, si battano per il riconoscimento della propria disciplina, contro questa tendenza di piazzare arbusti a caso nelle città dove temiamo ci sia del vuoto.
Nuova immagi

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